trappole ad ascidio
Le trappole ad ascidio sono presenti in tutte le specie dei generi Sarracenia, Darlingtonia, Nepenthes, Heliamphora, Cephalotus, Brocchinia e Catopsis. Queste ultime due realizzano però il pozzo digestivo con gruppi di foglie, e non con modifica evolutiva di foglie singole, sono quindi incluse in questo articolo solo per convenzione e per analogia del principio di cattura.
Settore superiore di un ascidio di Sarracenia leucophylla.
Nel genere Sarracenia l'ascidio ha forma tubolare, è aperto in alto e sormontato da una curvatura solitamente a forma di pensilina - prolungamento della lamina fogliare stessa - la quale previene l'entrata di acque piovane. Sostanze zuccherine secrete sull'apertura delle trappole, unitamente alle vivaci colorazioni delle stesse (a seconda delle specie, dal bianco al verde acceso al rosso intenso, con venature spesso a contrasto) attraggono gli insetti verso l'orlo della struttura tubolare. Essi si muovono sulla faccia inferiore della "pensilina", che oltre ad essere ricca di nettare è coperta di peli orientati verso il basso; è impossibile transitare in direzione di uscita e presto le prede raggiungono una posizione dalla quale non possono che procedere verso l’entrata della trappola e poi giù lungo la parete interna cerosa che, completamente priva di appiglio, li fa scivolare nell'area digestiva. Inoltre, nella specie S. flava è stata osservata la produzione di nettare altamente tossico, che con le sue proprietà stordenti è utile alla cattura degli insetti. All'interno, la pianta ospita batteri che decompongono le prede, i quali, insieme agli enzimi prodotti dalla pianta stessa, completano il viscoso liquido digestivo. Esso scinde acidi nucleici e proteine degli insetti fornendo alla pianta ioni fosfato e aminoacidi. Le specie leucophylla, psittacina e minor, inoltre, presentano sulla zona superiore e posteriore degli ascidi numerose aree prive di pigmento. Questo fenomeno, detto areolatura, mostra all’insetto che si avventura nell’ascidio una vera illusione ottica: attraverso la luce solare, queste aree risultano traslucide e vengono interpretate come vie d’uscita; l’insetto che vi si scagli contro per trovare la fuga non potrà che rovinare verso la parte digestiva in fondo, dove peli più lunghi di quelli presenti sulla zona che hanno appena lasciato impediscono loro definitivamente ogni già vano tentativo di risalita.
Ascidio di Darlingtonia californica.
L’illusoria areolatura tipica di diverse specie di Sarracenia è analogamente presente in tutte le trappole delle piante adulte del genere Darlingtonia (unica specie: D. californica), nota anche come "Cobra lily", la quale ha ascidi paragonabili a quelli di S. psittacina nella forma, ma torti a spirale e prostrati solo nel settore basale. L’apertura di ogni trappola, orientata verso l’esterno della pianta, è rivolta in basso. Ad essa gli insetti accedono generalmente perché attratti dalle sostanze zuccherine secrete sulla superficie della struttura pendente che queste singolari trappole ad ascidio portano proprio davanti all’apertura: è una passerella che conduce alla struttura sferica della camera di cattura, sulla quale come si accennava è diffusa una efficace areolatura, non bianca come quella presente nel genere Sarracenia, bensì qui pressocchè trasparente. L’insetto non riesce ad uscire dalla camera di cattura e presto accede alla zona tubolare, in cui ha luogo la digestione analogamente che nel genere Sarracenia.
Ascidio di Nepenthes distillatoria.
Nel genere Nepenthes, invece, gli ascidi sono vistose formazioni “a brocca” di varie forme, che pendono da prolungamenti della nervatura principale delle robuste foglie. Nella maggioranza delle specie, questi ascidi si preservano dall'entrata di acque piovane a mezzo di “coperchi” sollevati verso l'interno della pianta e facenti parte della struttura dell'ascidio. I forti viticci, alle cui sommità si sviluppano gli ascidi, tendono ad aggrapparsi ad eventuali appigli nel corso della crescita. Gli ascidi variano in dimensione, forma e colorazione a seconda della specie; alcune grandi Nepenthes catturano, seppur sporadicamente, anche piccoli vertebrati, i quali vengono presumibilmente attratti dalla presenza di insetti invischiati nel liquido digestivo che colma gli ascidi stessi.
Le specie del genere Heliamphora hanno trappole ad ascidio visivamente molto semplici, costituite da foglie chiuse e saldate, a formare una sorta di stretto imbuto. Una piccola fessura o un poro sul fronte della trappola permettono lo scarico naturale dell'eccesso di acqua piovana: infatti, le Heliamphore non hanno alcuna struttura a coprire gli ascidi.
Il Cephalotus (unica specie: C. follicularis), pianta compatta di dimensioni relativamente ridotte che cresce espandendosi in larghezza, produce sia foglie normali che ascidi, i quali attraggono piccoli insetti grazie alla colorazione e alla produzione di nettare sui vistosissimi peristomi. Una volta scivolati nella trappola lungo le doppie pareti cerose, non ne possono uscire anche grazie alla presenza di aculei che, sebbene non siano vere e proprie spine, fungono da sicura recinzione lungo il margine del peristoma. Sull'opercolo del Cephalotus si osservano striature traslucide alternate a bande scure, tratto che si ritiene simuli finte vie di fuga (così come avviene per le areolature presenti sugli ascidi di diverse specie dei generi Sarracenia e Darlingtonia).
Esemplare di Brocchinia reducta.
Diverso il sistema adottato dai generi Brocchinia e Catopsis, bromeliacee dalle foglie verticali disposte in circolo, che danno così luogo a depositi di acqua piovana all'interno. In questi pozzi digestivi proliferano batteri i quali scindono le sostanze nutrienti degli insetti che vi restano immersi per via delle scivolose e ravvicinate foglie cerose. La pianta assimila le sostanze così scisse.